GIU LE MANI DAGLI SPAZI OCCUPATI!!!!
LO SPAZIO DI MASSA NON SI TOCCA!!
“MIRANO ALLE NOSTRE GAMBE QUANDO ABBIAMO GIA’ IMPARATO A VOLARE !”

Guardandoci attorno, all’interno delle nostra facoltà, sempre più spesso ci
rendiamo conto di come, a fronte di una generale concezione dell’università come
luogo di conoscenza, confronto, condivisione dei saperi e di elaborazione di una
coscienza critica, la realtà sia quella di università ridotte a poco più di semplici
“esamifici” in piena sintonia con l’imperante logica aziendalistica e di classe del
“segui-studia-fai l’esame” che pochi studenti possono permettersi di seguire.
Da questo stato di cose sorge la necessità e l’esigenza di creare e riappropriarsi di
spazi che siano realmente degli studenti nei quali sviluppare analisi critiche
dell’attuale società e del conseguente sistema formativo-universitario e, al
contempo, sperimentare e mettere in pratica concrete forme di autogestione e
autorganizzazione che siano funzionali alla realizzazione di un’università
realmente alternativa.
Tali esigenze di confronto e sperimentazione hanno trovato e trovano
costantemente la propria realizzazione all’interno dello Spazio di Massa Occupato,
prima luogo inutilizzato come tanti altri nelle facoltà e oggi uno spazio degli
studenti.
3 anni di lotte studentesche hanno dato vita a percorsi di riappropriazione che
propongono dal basso un modello diverso di università sviluppando un lavoro
politico e sociale che ha portato alla creazione di una Palestra e di un Teatro
popolare autogestito, di una regia per Radio di Massa, voce delle lotte
studentesche e non solo, e che ha dato la possibilità agli studenti di uscire al di
fuori della logiche del sistema formativo italiano, affiancando allo studio
accademico la condivisione dei saperi, il confronto critico, la sperimentazione e la
partecipazione politica attiva.
A conti fatti lo Spazio di Massa è l’unico luogo che abbia realmente tentato di dare
una risposta alle esigenze degli studenti di questa Facoltà, in un periodo di crisi
per l’Università pubblica, affacciandosi anche alla realtà metropolitana, aprendosi
alla collaborazione con compagnie teatrali, workshop di arti di strada e con tutti gli
studenti interessati ad esprimersi ed a portare una voce di critica reale all’attuale
sistema economico. Insomma una università diversa, aperta alla città e
accessibile a tutti che ha vissuto anche di diversi momenti di apertura serale per
permettere anche agli studenti lavoratori di vivere l’università
Nonostante lo Spazio di Massa Occupato rappresenti una realtà attiva e
riconosciuta, tanto sul piano universitario quanto su quello cittadino, si trova
oggi ad affrontare l’ennesimo attacco delle istituzioni universitarie, un attacco
che, diversamente da quelli che lo hanno preceduto, viene oggi celato dietro la
falsa e pretestuosa retorica della “riqualificazione”!
Dovendosi trovare a gestire un finanziamento europeo di circa 600.000 euro,
destinato alla “Ristrutturazione” e alla “Riqualificazione” di alcune aree della
Facoltà, indovinate un po’ quale geniale destinazione è stata individuata dalle
illuminate istituzioni accademiche ? Lo Spazio di Massa Occupato,
naturalmente.
Le istituzioni non avendo mai denunciato alle autorità “competenti”
l’occupazione dello Spazio di Massa hanno lasciato aperta la porta ad eventuali
appalti e quindi finanziamenti per riqualificare un luogo che di certo non
necessita di alcuna riqualificazione.
Questo risulta quindi essere un palese e subdolo attacco agli studenti e al
lavoro politico portato avanti da quest’ultimi nello Spazio di Massa Occupato,
tanto più che sono innumerevoli le aule e gli spazi in stato di assoluto
abbandono e degrado, talvolta resi addirittura inaccessibili agli studenti da grate,
cancelli e sbarre!
Oggi, come sempre, non indietreggeremo davanti ai ricatti ed alle intimidazioni
istituzionali ! Giù le mani dagli spazi degli studenti, Giù le mani dallo Spazio di
Massa. Ora più che mai!
Università agli studenti!
GIÙ LE MANI DALLO SPAZIO!
STUDENTI FEDERICO II
Radio Di Massa
www.studentifedericosecondo.org
www.radiodimassa.tk
Appelli: la lotta è appena iniziata
Giovedì 24 novembre, gli studenti di lettere e filosofia dell’assemblea permanente per gli appelli, hanno fatto irruzione al consiglio di facoltà che si teneva quel giorno alle 15, per presentare il documento prodotto dall’assemblea, che avanza la proposta chiara del ripristino delle sessioni straordinarie di aprile e novembre per il nuovissimo ordinamento.
Il documento contiene i risultati dell’inchiesta sui tempi distribuita in questi mesi agli studenti, presenta una proposta tecnica attuabile materialmente in tempi brevi e riassume il ragionamento sviluppato nelle assemblee settimanali per gli appelli sulla questione dei tempi della didattica soprattutto in relazione alle condizioni degli studenti lavoratori, i più colpiti da un’impostazione della didattica che si sviluppa in tempi stretti e non offrono alcuna libertà di gestione allo studente, costretto a “rincorrere” gli orari delle lezioni e le date degli esami, con l’unica alternativa di diventare fuoricorso.
Rimandiamo alla lettura del documento scaricabile qui in formato pdf.
PER IL RIPRISTINO DELLE SESSIONI
Per lottare per un miglioramento delle condizioni degli studenti, è fondamentale partire da una critica completa al sistema formativo europeo per come è concepito, sempre più elitario e classista, volto allo sfruttamento degli studenti “manodopera” in un mercato del lavoro sempre più instabile e precario, senza offrire alcun incentivo alla crescita della capacità critica e di “contatto” con la nostra realtà sociale, culturale ed economica, relegandoci piuttosto in un eterno medioevo di nozioni sterili.
Sulla questione appelli si formerà una commissione tecnica (arriva un po’ in ritardo..) composta da rappresentanti degli studenti e professori che dovrà occuparsi dell’applicazione concreta della proposta.
Ricordiamo a questi signori che c’è una nutrita parte del corpo studentesco non disposta ad aspettaare lunghi tempi burocratici per vedere ripristinate le sessioni straordinarie, dopo anni di silenzio in merito.
Anche perchè il lavoro svolto dall’assemblea potrebbe aver svolto il grosso di cui avrebbe dovuto ragionare la commissione tecnica. Quindi i tempi permetterebbero di ripristinare le sessioni già dal prossimo aprile.
La lotta è appena cominciata.
L’assemblea pubblica permanente per gli appelli continua a riunirsi tutti i mercoledì alle 13 allo Spazio Di Massa Occupato.
Contro l’università europea
difendiamo i nostri diritti
lottiamo per le nostre necessità
+ APPELLI
- TASSE
TANTI AUGURI A TE!
Nell’arco delle ultime due settimane di novembre, si susseguiranno una serie di iniziative all’interno delle diverse aule occupate della Federico II, tutte nate, a eccezione della a12 di via Marina, durante la mobilitazione studentesca del 2008. Queste aule sono luoghi dove da sempre si sviluppano dibattiti e discussioni riguardo l’università, ma non solo.
Tutte le iniziative giornaliere raccolgono e condensano in sé tutto il lavoro politico che gli studenti portano avanti giorno per giorno nelle diverse facoltà di questo ateneo e non solo ( anche gli studenti della sun prepareranno un’iniziativa sulla sanità in quei giorni).
Il 23 novembre allo Spazio di Massa occupato, nella facoltà di Lettere e Filosofia, si susseguiranno diversi momenti nell’arco del giorno: un contest artistico per ridipingere le mura dello spazio, un pranzo sociale, spettacoli teatrali, proiezioni sulla questione appelli e spazi inutilizzati, arrivando a toccare e ridiscutere assieme quella che è stata la giornata del 15 Ottobre. Sarà una giornata in cui dare espressione a tutte quelle attività che giorno dopo giorno caratterizzano questo spazio: ne sarà esempio lo spettacolo del “delirio creativo”, un esperimento teatrale d’improvvisazione che si tiene una volta a settimana nella palestra popolare Angela Davis; non solo, anche lo spettacolo “il salto” (sulla questione carceraria), che in queste settimane è ospitato da numerosi teatri della città, ha vissuto la sua costruzione anche attraverso questo spazio. Queste esperienze vanno di pari passo a quello che è il percorso politico portato avanti all’interno dello spazio, sono anzi espressione di questo stesso percorso. Questioni poi, apparentemente più vertenziali, come quelle riguardanti gli appelli e gli spazi inutilizzati, trovano piena espressione in un quadro quanto più generalizzante e includente, che è quello della riappropriazione dei nostri diritti; quadro che emergerà proprio dal contatto di questi “diversi” contenuti nella giornata del 23.
“chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso!”
ore 10:00 e per tutto il giorno
Contest di Writing & Proiezioni
ore 13:00 Pranzo Socialeore
ore 14:00 Spettacolo di Giocoleria
ore 15:00 Spettacoli Teatrali:
Il Salto
di Alessandra Suni
a seguire ..
Delirio Creativo
ore 16:30 Concerto:
Peppe Taranto
Zampanò Forti
Vincenzo Ippolito
The Rivati
in formazione acustica blues
Assemblea pubblica con i lavoratori della SEPSA
Non fermerete la lotta…Potere a chi lavora
SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI DELLA SEPSA
Oramai da qualche mese gli utenti abituali di Cumana, Circumvesuviana e Circumflegrea si sono accorti delle enormi difficoltà affrontate nel raggiungere quotidianamente le scuole, le facoltà o i posti di lavoro di appartenenza. Le batoste subite dai trasporti sono state enormi: prima l’aumento delle tariffe, poi la riduzione delle corse, fino agli ultimi fatti di cronaca come i ripetuti guasti ai treni come l’esplosione del diffusore nella grotta di Cappuccini. Tutto ciò ha evidenziato ancor di più l’inefficienza del servizio.
In seguito a questa drammatica situazione del trasporto pubblico locale, a partire dal 2 novembre i lavoratori della Sepsa hanno deciso di dire basta a tutto questo! Visto il continuo rischio a cui vengono sottoposti loro e l’utenza stessa, si sono rifiutati di far uscire i treni dai depositi, essendo l’80% dei mezzi non sicuri per la circolazione e il trasporto. Le condizioni estreme in cui sono costretti a lavorare i dipendenti sono tranquillamente spiegabili osservando lo stato dei mezzi utilizzati: treni vecchi di 40 anni, spesso rattoppati utilizzando pezzi di scarto e treni “da scasso”, a volte riparati con i soldi usciti dalle tasche dei lavoratori stessi pur di poterne permettere il funzionamento.
La situazione del trasporto pubblico locale è ancora più grave. Il taglio ai finanziamenti previsto dalla regione a partire dall’aprile scorso ha portato un deficit di bilancio enorme con la conseguenza che i lavoratori questo mese non hanno ricevuto lo stipendio, dopo che già da tempo l’arrivo della busta paga veniva continuamente rimandato creando situazioni non facili. I fondi, vengono continuamente sottratti alle opere necessarie per la cittadinanza!
Il messaggio che mandiamo, chiaro e forte, è diretto a tutti coloro che usufruiscono quotidianamente dei mezzi pubblici: l’interruzione del servizio è stata portata avanti tutelando le condizioni di tutte le parti coinvolte, in particolare l’utenza, costretta a viaggiare su vetture totalmente inadatte al trasporto di studenti, lavoratori e disoccupati, che ogni mattina si recano nei propri posti di lavoro già spossati dalle inefficienze del trasporto pubblico. Il nemico, quello vero, sono le demistificazioni dei media e l’indifferenza di amministratori, assessori, consiglieri, tutti interni al fronte speculativo che i servizi pubblici rappresentano da più da un decennio.
A TUTTO QUESTO DOBBIAMO RISPONDERE CON LA COMPATTEZZA DELLE NOSTRE RIVENDICAZIONI, CHIEDENDO UN TRASPORTO PUBBLICO GARANTITO, GRATUITO PER LE FASCE MENO ABIENTI, E CONDIZIONI DI LAVORO MIGLIORI PER TUTTI I LAVORATORI DIPENDENTI DEL SETTORE!
GIOVEDI’ 10 ORE 10
ASSEMBLEA PUBBLICA, CUMANA DI FUORIGROTTA
AL FIANCO DEI LAVORATORI DELLA SEPSA
UTENTI E LAVORATORI DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE
COMUNICATO SUL 15 OTTOBRE A ROMA. BILANCIO E PROSPETTIVE DI UN CORTEO
Cerchiamo, con questo comunicato di dare una lettura nostra alla giornata del 15. L’analisi e le riflessioni che escono sono il frutto ragionato di discussioni con tutti quegli studenti che hanno condiviso questa giornata nella sua totalità e che come noi hanno sentito l’esigenza di confrontarsi e di dialettizzare le loro impressioni circa il corteo, sottolineando a piu’ riprese la necessità di cominciare un percorso di lotta all’interno delle facoltà e fuori per le strade per riappropriarci di ciò che è nostro.

“Davanti a tutti i pericoli, davanti a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, davanti a tutti i seminatori di discordia, davanti a tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, ancora una volta, la capacità del popolo di costruire la sua storia.”
EL CHE.
Partiamo dalla necessità di estendere il dibattito oltre il becero dualismo tra vittoria o sconfitta che il 15 ha rappresentato e rappresenterà, per far in modo che dal ragionamento emergano, tanto aspetti di criticità sullo sviluppo della giornata; quanto l’analisi di alcuni dati oggettivi da cui la costruzione di un percorso di lotta reale non può prescindere.
Ci sembra che ciò che si è espresso con maggiore evidenza sia stata l’inadeguatezza del movimento, tutto, di canalizzare, sin dal principio, la rabbia e la radicalità delle persone e dei soggetti scesi in piazza verso un obiettivo preciso e condiviso. E questa lacuna di indirizzo della propria azione politica, è necessario dirlo con altrettanta chiarezza, non è figlia della giornata del 15, ma di tutta l’organizzazione che è derivata dai momenti preparatori del 15 stesso. E in ultima istanza quindi frutto di un più generale scollamento tra chi pretende di “gestire” la piazza e la piazza stessa.
A tal proposito abbiamo da fare alcune considerazioni.
Cominciamo dalle parole d’ordine. Dobbiamo purtroppo riconoscere che molte di quelle che, nostro malgrado, hanno finito per diventare caratterizzanti quella giornata, non sono per niente in grado di esprimere rivendicazioni che vadano nel senso di un avanzamento .
Su questo aspetto siamo consapevoli che un semplice comunicato non può pretendere di essere esaustivo di un ragionamento che necessariamente deve essere complessivo, ma ci sembra utile cominciare a porre alcuni elementi di critica, proprio perché legati alla nostra analisi sulla mobilitazione del 15.
Vorremmo soffermarci, anche se brevemente, sulla questione del “diritto all’insolvenza”, che ci pare una rivendicazione che inevitabilmente scivola in un’ottica statal/nazionalista, in cui per uscire della crisi sembra necessario appellarsi al proprio stato, di fronte all’ingerenza della cattiva finanza internazionale e degli altri cattivi Stati europei che vogliono costringerci nei parametri del debito zero. Assolvendo così totalmente i “padroni nostrani” dalle loro responsabilità e non immettendo nessuna prospettiva unificante per il proletariato europeo che sta subendo da decenni gli stessi attacchi!
A nostro parere, in quest’ottica, cioè quella dell’individuazione di un nemico chiaro, i padroni, e di una prospettiva, altrettanto chiara, da costruire, cioè l’unificazione internazionale delle lotte e della classe sfruttata, parlare di “noi il debito non lo paghiamo” è già un passo avanti purché si riesca a declinare in modo più specifico e analitico: questo debito non ci riguarda, non lo hanno prodotto i lavoratori e quindi non è sulle spalle dei lavoratori che deve gravare!
E’ responsabilità di chi detiene i mezzi di produzione, è responsabilità di chi, per il proprio esclusivo profitto, ha generato le attuali condizioni economiche sia a livello nazionale che mondiale.
Per cui l’unico aspetto del debito che ci interessa è la necessità di rispedirlo al mittente, affinché a pagare questa crisi non siano, come sta purtroppo avvenendo, i soggetti sociali più ricattabili e sfruttati (lavoratori, studenti, disoccupati, immigrati, etc.) e che l’unica rivendicazione reale, che ci appartiene, è la riappropriazione dei nostri diritti; riappropriazione che va dall’opposizione a queste manovre di lacrime e sangue, che trasformano diritti conquistati con la lotta in privilegi per pochi (pensioni, sanità, trasporti,istruzione, etc.); fino ad arrivare all’ormai cancellato diritto allo sciopero.
Assumere parole d’ordine di questo tipo, avallate, anche, dalle compagini istituzionali ed istituzionalizzate, il cui unico interesse è mantenere i propri privilegi di ceto politico, non ha fatto altro che accentuare la mancanza di una reale compattezza del movimento stesso. Così come affrettarsi a dire che bisognasse violare la zona rossa, che fosse necessaria una forzatura verso i palazzi del potere, affinché la rabbia esplodesse in modo significativo, ma soprattutto in modo comprensibile, non è sufficiente a valutare il problema. Dire la cosa più giusta non necessariamente mette dalla parte del giusto.
Certo crediamo anche noi che non aver cercato di raggiungere i cosiddetti “i palazzi del potere”; luoghi simbolo di quelle misure che peggiorano le nostre già disastrate condizioni di vita (dai tagli ad ogni residuo di welfare alle leggi che, sempre più, precarizzano la condizione lavorativa) rappresenti un paradosso, proprio perché quei luoghi erano stati individuati, dai movimenti di tutto il mondo scesi in piazza il 15, come obiettivo da colpire.
Riteniamo che il movimento debba essere in grado di praticare una reale autocritica su quanto avvenuto, senza incolpare qualcuno della mancata capacità di capire la cosa giusta da fare o dell’impreparazione dimostrata nel realizzarla. L’opportunismo di chi non voleva che il corteo raggiungesse il centro, era stato smascherato già da un mese; il tempo per provare a dare alle cose una direzione differente, esisteva. Dovremmo tutti chiederci con onestà cosa ognuno di noi ha fatto affinché si riuscisse a violare la zona rossa; fino a dove ci si è spesi per riuscire a determinare la piazza e le discussioni che hanno preceduto il corteo. In che modo ci si è preparati, in piazza e fuori, ad assediare i palazzi dei bottoni? Senza queste risposte si rischia di uscire dal terreno della politica.
Sottolineiamo questi aspetti perché crediamo che il 15 debba esserci d’insegnamento. E riteniamo che uno di questi sia che occorre un’assunzione collettiva di responsabilità per caratterizzare gli appuntamenti in termini differenti da quelli aconflittuali proposti dai soliti opportunisti.
Un altro elemento che crediamo vada assolutamente posto in rilievo, è quello della composizione sociale dei soggetti protagonisti di quanto avvenuto in piazza S. Giovanni. Una questione che ci sembra tenga banco, riguarda la gente che non ha capito il significato di quanto stesse avvenendo. Molti condannano le pratiche delatorie ma al contempo tendono ad essere comprensivi verso quei manifestanti “spauriti” verso ciò che stava accadendo.Quelli che a piazza san giovanni accerchiavano la gente per consegnarla alla polizia.al contrario, capivano benissimo quello che accadeva e hanno cercato di fare in modo che non accadesse. E tutto questo non perché non fossimo vicino ai palazzi del potere, ma perché gli si stava rovinando il LORO (così dicevano…) corteo… cioè un corteo pacifico e privo di elementi di conflitto. Questi infami non hanno nulla della gente normale, basti pensare che avevano tra le mani le bandiere di partiti vari. Molto più rilevante è il fatto che la resistenza nella piazza non è stata preparata né gestita, né prevista da nessuna struttura. E’ stato proprio in quell’incrocio prima di San Giovanni in cui si è determinato il seguito di tutta la giornata: una volta incanalati dalle cariche non si è potuto far altro che resistere, non far occupare la piazza da celerini e blindati, non far raggiungere il corteo dai caroselli di camionette pronte ad investire chiunque si fosse trovato davanti. E’ proprio in questo frangente che è importante esprimere la nostra rivendicazione, rivendicazione di chi di fronte a lanci di lacrimogeni CS, cariche, caroselli e idranti sparati contro la gente non ha indietreggiato ed ha resistito per ore con rabbia e determinazione.
La piazza ha esondato scavalcando assemblee, strutture e reti varie. Questo dato è forse il più rilevante perché dimostra nitidamente che il protagonista della giornata è senza dubbio un soggetto sociale giovanissimo, rapidamente proletarizzato e che non ha alcun legame, storico e politico con i partiti. Una componente della classe verso cui le strutture del movimento non dimostrano di sapersi, o volersi, rivolgere. Questa inadeguatezza non si colma con una ridefinizione linguistica, ma con un ripensamento politico dei nostri interventi complessivi.
La rabbia di chi ha resistito in quella piazza è manifestazione diretta di un malessere economico e sociale, che inevitabilmente si acuisce nei periodi di endemica crisi del sistema capitalistico, rabbia e determinazione a cui anche noi siamo tenuti a dare uno sbocco.
E’ in quest’ottica che riscontriamo una differenza sostanziale con il 14 dicembre 2010, laddove percorsi portati avanti da studenti, lavoratori e disoccupati, hanno riversato in Piazza del Popolo quella radicalità espressa nei mesi precedenti di mobilitazione; in quella giornata si è riusciti ad individuare un obiettivo, come il Parlamento, simbolica sintesi di tutte quelle logiche di profitto e sfruttamento protette e sostenute dal sistema politico.
E’ proprio l’origine, o meno, da un percorso di lotta reale che distingue queste due giornate di forte conflittualità e ribadisce che, lì dove esiste un percorso di rivendicazione strutturato, l’elemento opportunista viene più facilmente marginalizzato. Con tutte le contestualizzazioni dovute, i percorsi di lotta messi in campo sia a Terzigno, sia in Val Susa, sono ulteriori esempi di come le lotte popolari riescano, con un lavoro quotidianamente portato avanti, a vivere di una rabbia consapevole, che diriga la propria azione politica verso l’individuazione e il raggiungimento di obiettivi comuni, tramite esperienze e pratiche di lotta che diventano patrimonio della collettività.
Di fronte ad esplosioni di dissenso di questa natura e portata non ci stupisce la violenza con cui l’apparato repressivo si scaglia a difesa dell’ordine costituito. E lo fa con tanta brutalità non solo perché attraversiamo una fase di crisi in cui storicamente gli spazi di agibilità democratica si riducono; ma anche perché il rischio che si creino dei percorsi di lotta che mettano realmente in discussione il sistema socio-economico in cui viviamo, deve essere stroncato sul nascere.
Non è un caso che i media ufficiali portino avanti una campagna delatoria tesa a criminalizzare le lotte sociali e a eliminare quel sentimento di solidarietà di classe fra chi è oppresso ogni giorno. In quest’ottica la trita retorica dei “black bloc”,della divisione tra buoni e cattivi è sempre utile allo scopo e ha un obiettivo chiaro come il sole: sminuire la portata del conflitto e isolare chi vuole attuare pratiche di critica al sistema che vadano oltre i palloncini colorati che invadono la zona rossa. Assai meno comprensibile, per usare un eufemismo, è se un tipo di logica del genere si sviluppa, nello stesso modo, e per le stesse motivazioni, internamente al movimento.
A partire dagli elementi analizzati e dalle criticità emerse, riteniamo che il 15 ottobre debba essere considerato come un punto di partenza per delineare una prospettiva unificante per classe, necessaria prerogativa su cui costruire progettualità e percorsi di lotta reali contro il sistema capitalistico, fondato su sfruttamento e miseria.
Esprimiamo la nostra solidarietà alle compagne e ai compagni vittime della repressione.
“ognuno di noi deve dare qualcosa, per fare in modo che alcuni di noi non siano costretti a dare tutto”.
a carlo
Studentifederico II.
Colletivo SUN Napoli
CERCO SPAZIO E NUN CE NE STA . . . O FORSE SÌ?
LA NOTTE HA PORTATO CONSIGLIO…LETTERE OCCUPATA!
E cosi abbiamo ripreso da dove ci eravamo lasciati: infopoint, musica, cena sociale e la facoltà di lettere è tornata a parlare di diritti negati, repressione, antifascismo e di tutto ciò che sistematicamente ci viene tolto. Siamo all’inizio di un nuovo anno accademico: la situazione peggiora sempre di più per noi studenti come per noi lavoratori.Questo sistema ci impone sacrifici per sopravvivere, che vanno dal piano marchionne all’aumento dell’età pensionabile passando per i tagli ai trasporti e a tutti i diritti basilari conquistati con anni di dure lotte.
Sono sempre di più gli studenti costretti a lavorare. Questa situazione non ci permette di seguire i corsi (obbligatori di fatto o ufficialmente)nè di stare a ritmo con gli esami. Parliamo anche qui come nel resto della società di selezione di classe!
Per questo, sia per chi viene ogni giorno all’università sia per chi non ne ha la possibilità, si avverte la necessità di avere una facoltà aperta in orari diversi da quelli accademici : un luogo di confronto e di dibattito aperto anche di sera che sia finalmente luogo di cultura critica e accessibile a tutti. Da queste valutazioni nasce l’esigenza di occupare la facoltà di lettere, affinchè questa “idea” di università si sostanzi nei giorni che ci porteranno al 15 ottobre.
E’ importante che chi vive un disagio sempre crescente abbia la possibilità di confrontarsi e di informarsi. Porta di massa vivrà del suo normale svolgimento accademico, ma questo per permettere a tutti gli studenti di confrontarsi e discutere anche durante i corsi della situazione che siamo costretti a subire. Non ci sarà chiusura: infopoint, proiezioni, assemblee e dibattiti caratterizzanno il normale andamento della facoltà di giorno come di sera. Che tutti si mettano in gioco per costruire e arricchire questo percorso. Tutti gli studenti che di giorno sono costretti a lavorare per pagare tasse sempre più alte, trasporti sempre piu cari e inefficienti, avranno la possibilità ogni sera di confrontarsi con chi vive la stessa condizione di studente/lavoratore .Non ci permettono più di costruire un futuro secondo le nostre necessità: dai tempi universitari allo sfruttamento lavorativo tutto ci viene imposto secondo logiche aziendali che puntano unicamente all’aumento di profitti.
Parlare di appelli e di trasporti ci impone di parlare di diritto allo studio e di come questo venga sistematicamente negato attraverso le medesime strategie economiche che oggi negano il diritto al lavoro, alla sanità.
Non esiste un diritto, ma i diritti. Tutto ciò che condividiamo in termini di rabbia e disagio ci porti ad un 15 ottobre partecipato e determinato. Che questa data internazionale diventi solo il punto di partenza di un autunno di lotta e di vittorie.
CONTRO L’UNIVERSITA’ AZIENDA!
CONTRO LA DEVASTAZIONE AMBIENTALE!
CONTRO IL PACCHETTO TREU E LA LEGGE BIAGI!
CONTRO FASCISMO E REPRESSIONE!
CONTRO DISOCCUPAZIONE E LAVORO NERO!
ASSALTIAMO I PALAZZI DEL POTERE.OSARE COMBATTERE, OSARE VINCERE!
SIAMO TUTTI ANTIFASCISTI
IL comunicato che segue è stato scritto dalla rete antifascista napoletana e cioè da studenti, lavoratori e precari che condividono la pratica dell’antifascimo come rivendicazione quotidiana alla base di ogni percorso di lotta. IL comunicato fa riferimento al tentativo di volantinaggio dei neofascisti di casapound fuori la facoltà di giurisprudenza: ancora una volta la risposta degli studenti è stata ferma e decisa nel non concedere alcuna agibilità politica a questi individui. Lettere è una facoltà antifascista, Napoli è una città antifascista.
“Basta neofascisti accoltellatori all’Università!”
Questa volta almeno non lasciano spazio a dubbi! Casapound si presenta sotto la facoltà di giurisprudenza (angolo via Marina) con i caschi in testa e con uno striscione che fa giustizia delle tante ipocrisie che loro stessi spargono quando gli conviene: “Contro l’ignoranza Antifascista” è il lungo e grottesco striscione che rivendica per l’ennesima volta la loro identità neofascista di nostalgici del duce e della tirannia. Un segnale che segue di poche settimane l’apertura a Roma, in una loro sede, della prima sezione italiana del famigerato “Blood & Honour” la formazione neonazista, estremamente violenta e razzista originaria dell’Inghilterra. E che forse rappresenta un ulteriore salto “dell’esperimento Casapound” nell’ambito delle formazioni di estrema destra, come conferma forse per l’ennesima volta la presenza al loro fianco di alcuni cinquantenni che richiamano ad altre stagioni drammatiche della destra eversiva e stragista in italia,( aggiunta nostra)presenza che segna una continuità tra il fascismo di ieri e quello di oggi rappresentato in maniera esemplare dal legame tra il senatore Michele florino, balzato agli onori della cronaca per le sue implicazioni giudiziarie nell’assassinio di Iolanda Palladino e le non meglio chiarite connivenze con la malavita organizzata, e la suddetta organizzazione la cui responsabile è la figlia Emanuela Florino.
In un mondo normale sarebbe quanto meno paradossale e inaccettabile che proprio davanti la facoltà di giurisprudenza si contesti l’antifascismo che è parte fondativa della carta Costituzionale di questo paese (che vieta la ricostituzione del partito fascista nella dodicesima disposizione transitoria e finale) e che è stato pagato col sangue di centinaia di migliaia di italiani. Siamo molto curiosi di sapere cosa pensano di tutto questo il Preside della facoltà di giurisprudenza e il Rettore dell’Università Federico II !!
Erano una quindicina stamani, con caschi e mazze, eppure accompagnati e tutelati da almeno due reparti celere (malgrado appunto l’apologia del fascismo e la rivendicazione della tirannia non sarebbero tra le manifestazioni consentite dalla Costituzione della Repubblica). Tra loro anche gli accoltellatori dell’agguato di maggio ai danni degli studenti di Lettere, che è li affianco. Ovvio che la tensione sia immediatamente salita. E’ partito un tam tam tra gli studenti che erano all’Università e in una ventina di minuti si è formato un presidio di oltre un centinaio di persone che ha contestato questo sconcio finchè i neofascisti non sono stati costretti ad andar via. Il presidio si è poi trasformato in un breve corteo per la zona universitaria per denunciare l’accaduto.
Ci pare molto preoccupante del resto che neonazisti e neofascisti riaprano la stagione delle provocazioni quando movimenti, studenti, lavoratori e precari si stanno organizzando per rilanciare, a partire dal 15 ottobre, la protesta sociale per la macelleria della finanziaria contro i diritti del lavoro, la scuola, la sanità, i trasporti pubblici.
VERSO IL 15 OTTOBRE…..RIPRENDIAMOCI CIO’ CHE E’ NOSTRO!!
INDIGNARSI NON CI BASTERA’. VERSO IL 15 OTTOBRE…
La situazione peggiora sempre di più.
La crisi economica degli ultimi anni ha portato ad una serie di manovre e provvedimenti mirati a tagliare la spesa statale. Siamo davvero stanchi di essere presi in giro: continuano a inventare menzogne. La crisi non nasce all’improvviso ma è connaturata a questo sistema. Sono decenni che le politiche economiche creano ricchezza e benessere per pochi, sfruttamento, ricattabilità e povertà per molti.
Poi, immancabile arriva il momento dei sacrifici per far fronte alla crisi . Chi li deve fare questi sacrifici? I “soliti noti” verrebbe da dire: l’operaio sfruttato e ricattato per 1000 euro al mese, il lavoratore precario del call center , lo studente costretto a lavorare per pagare tasse universitarie sempre più alte, gli strati sociali più deboli quindi. Questa politica viene adottata da qualsiasi governo, di centrodestra o centrosinistra che sia: chiunque governi realizza leggi che rendono applicabili ed effettive le direttive e le strategie economiche di confindustria e dell’Unione europea ( si pensi al pacchetto Treu , alla legge biagi, a tutte le direttive europee in materia universitaria tradotte in riforme dai vari governi). Sacrifici quindie tagli:: 2,7 miliardi di euro tagliati ai trasporti per i prossimi 3 anni;10miliardi di euro tagliati alla sanità per i prossimi 3 anni: tagli a scuola e università pubbliche; piani di riordino industriali che prevedono soltanto licenziamenti e aumento delle condizioni di sfruttabilità e ricattabilità per gli operai ( con piano marchionne e art8).
E’ il momento di dire basta!!E’ il momento di scendere in piazza e riprenderci tutti assieme quello che da anni ci stanno rubando.Lo studente sia affianco dell’operaio, il lavoratore precario scenda assieme al disoccupato: tutti in piazza per i nostri diritti. Non esiste una singola vertenza da rivendicare, ma i diritti , i nostri diritti, da riconquistare e difendere.
No al pacchetto treu!NO alla legge biagi!
No all’università azienda! No alla devastazione dei territori!!
IL MOMENTO E’ ORA!!RIAPPROPRIAMOCI DEL NOSTRO FUTURO!
3 ottobre: in occasione dello sciopero nel TPL –
Presidio presso Stazione di Montesanto – ore 7.00
7 ottobre: Corteo Cittadino ore 9.00 – Piazza del Gesù
8 ottobre ORE 18:30 SERATA IN FACOLTA’ (LETTERE E FILOSOFIA)
NO TAV!
Nonostante l’impossibilità di poter essere a fianco dei compagni della NoTav, esprimiamo la nostra massima solidarietà a tutti coloro che in queste settimane hanno fatto vivere la Libera Repubblica della Maddalena. Abbiamo avuto modo di tenerci costantemente in contatto con chi ha messo in campo una fortissima resistenza contro l’ennesimo attacco ai nostri territori; abbiamo tentato di far girare quante più informazioni possibili su ciò che succedeva in Val Clarea.
I compagni sapevano che prima o poi questo momento sarebbe arrivato. Lo sapevano ed hanno messo in campo una resistenza collettiva che per settimane ha creato enormi difficoltà alla gestione da parte delle forze dell’ordine, ed ha rappresentato per tutti un esempio che si dovrebbe prendere come consiglio e tramutarlo in pratica quotidiana nella realtà in cui viviamo. La forza di questa resistenza è stata data anche e soprattutto dalla volontà del popolo valsusino di mettersi in gioco, di difendere un territorio che per loro è una casa, oltre che risorsa necessaria per poter continuare a vivere. La Repubblica della Maddalena, come quella di Venaus, ha rappresentato uno spartiacque fra la volontà di coloro che mirano a distruggere una terra per puri fini speculativi, e la volontà di chi realmente vive quei territori e che subirebbe le reali conseguenze di questa devastazione.
Non vogliamo limitarci ad esprimere solidarietà a coloro che quotidianamente subiscono la repressione, vogliamo che queste poche righe siano un appello per tutti i movimenti sociali limitrofi e non, per tutti coloro che hanno la possibilità di raggiungere i compagni della NoTav, di mantenere costante i presidi, le liberazioni dei territori; tutti, però, dobbiamo essere capaci di mettere in campo momenti di conflitto che non rendano isolate le lotte, qualsiasi esse siano. I compagni della NoTav, i compagni di Firenze, i compagni di Padova, tutti coloro che ora si ritrovano in carcere o che hanno addosso procedimenti penali, tutti i compagni, non sono soli. Ricongiungiamo il filo che unisce le lotte dal Nord al Sud d’Italia e in tutta l’Europa, non è più il momento di mettere in campo rivendicazioni particolaristiche rispetto ai territori in cui si vive. Mai come in questi anni c’è la necessità di riempire le strade e le piazze di momenti di conflittualità.Nonostante l’impossibilità di poter essere a fianco dei compagni della NoTav, esprimiamo la nostra massima solidarietà a tutti coloro che in queste settimane hanno fatto vivere la Libera Repubblica della Maddalena. Abbiamo avuto modo di tenerci costantemente in contatto con chi ha messo in campo una fortissima resistenza contro l’ennesimo attacco ai nostri territori; abbiamo tentato di far girare quante più informazioni possibili su ciò che succedeva in Val Clarea.
I compagni sapevano che prima o poi questo momento sarebbe arrivato. Lo sapevano ed hanno messo in campo una resistenza collettiva che per settimane ha creato enormi difficoltà alla gestione da parte delle forze dell’ordine, ed ha rappresentato per tutti un esempio che si dovrebbe prendere come consiglio e tramutarlo in pratica quotidiana nella realtà in cui viviamo. La forza di questa resistenza è stata data anche e soprattutto dalla volontà del popolo valsusino di mettersi in gioco, di difendere un territorio che per loro è una casa, oltre che risorsa necessaria per poter continuare a vivere. La Repubblica della Maddalena, come quella di Venaus, ha rappresentato uno spartiacque fra la volontà di coloro che mirano a distruggere una terra per puri fini speculativi, e la volontà di chi realmente vive quei territori e che subirebbe le reali conseguenze di questa devastazione.
Non vogliamo limitarci ad esprimere solidarietà a coloro che quotidianamente subiscono la repressione, vogliamo che queste poche righe siano un appello per tutti i movimenti sociali limitrofi e non, per tutti coloro che hanno la possibilità di raggiungere i compagni della NoTav, di mantenere costante i presidi, le liberazioni dei territori; tutti, però, dobbiamo essere capaci di mettere in campo momenti di conflitto che non rendano isolate le lotte, qualsiasi esse siano. I compagni della NoTav, i compagni di Firenze, i compagni di Padova, tutti coloro che ora si ritrovano in carcere o che hanno addosso procedimenti penali, tutti i compagni, non sono soli. Ricongiungiamo il filo che unisce le lotte dal Nord al Sud d’Italia e in tutta l’Europa, non è più il momento di mettere in campo rivendicazioni particolaristiche rispetto ai territori in cui si vive. Mai come in questi anni c’è la necessità di riempire le strade e le piazze di momenti di conflittualità. Di una conflittualità che abbia un respiro nazionale e internazionale, di progetti che permettano l’espressione e la soluzione delle contraddizioni del sistema capitalistico. La Grecia è sempre più vicina. Ci hanno finora illuso che fosse distante anni luce; ci vogliono far credere che la Val di Susa sia lontana, cosi come vogliono far sembrare lontane le lotte di lavoratori, studenti e disoccupati. Il 14 dicembre, però, ha dimostrato che solo con l’unità di queste lotte è possibile rompere l’attacco che costantemente il capitale porta a danno di tutti noi. Quella valle e i cittadini della Libera Repubblica li portiamo costantemente nel cuore, traducendo la solidarietà in una pratica di resistenza metropolitana.
SIAMO TUTTI DELLA VAL DI SUSA!
OGNI SGOMBERO SARA’ UNA BARRICATA!



