10-100-1000 OCCUPAZIONI……….GRANDE E’ IL DISORDINE SOTTO IL CIELO.

Con sommo ritardo pubblichiamo il documento politico di “chiusura” di un’esperienza di lotta che quest’anno ha coinvolto decine di studenti di tutto l’ateneo nell’occupazione di un cinema( cinema Astra a via mezzocannone) al centro della nostra città durante le feste natalizie. Vogliamo solo ribadire l’importanza e la necessità di sviluppare in maniera conflittuale percorsi alternativi ad uno status quo umiliante e degradante per tutti: vivendo spazi occupati, occupandone di nuovi, scendendo in piazza a gridare la rabbia degli studenti, dei lavoratori e dei precari, di tutti.

GRANDE E’ IL DISORDINE SOTTO IL CIELO

“Però, cercate di capirmi, non era un vezzo o una mania da poveracci che si illudevano per una sera di stare al pari dei ricchi … no, era qualcosa di molto più profondo, una sorta di identificazione tra vita e musica, si gioiva e soffriva assieme ai personaggi sul palcoscenico e ci si sentiva uniti da una passione comune […]”
Pino Cacucci, “Oltretorrente”

A Napoli le festività natalizie quest’anno sono state caratterizzate da qualcosa di anomalo: un cinema teatro, situato al centro della zona universitaria è stato occupato. Con la sua programmazione di eventi politici e culturali, il cinema occupato Astra è diventato un punto di riferimento e di convergenza dei percorsi di lotta della città, in un periodo, come quello natalizio, in cui si vorrebbero assopiti tutti quegli animi incandescenti risvegliatisi in questi mesi invernali.
Stavolta il palco è stato un laboratorio, un laboratorio politico, musicale, culturale all’interno del quale hanno partecipato una molteplicità di realtà che difficilmente hanno occasione di esprimersi. Ogni giorno c’è stata la possibilità per tutti di poter usufruire del grande schermo in forma totalmente gratuita; ogni giorno ci sono state iniziative politiche e culturali che l’hanno attraversata; ogni giorno c’è stata la possibilità di poter portare il proprio strumento musicale, di poter salire sul palco, di poter essere protagonista per una sera, portando alla luce e dando una boccata di ossigeno ad una generazione di musicisti di ogni tipo, soffocati da una società che li vuole asserviti ad un sistema economico che mercifica le produzioni artistiche. Si concretizza così la nostra concezione di cultura e di arte, intese come uno strumento di emancipazione e non come uno strumento “sacrale” estraneo alla realtà ed accessibile a pochi “eletti”; è chiara la tendenza a voler restringere l’accesso a tutto ciò che riguarda il mondo della cultura in tutte le sue forme, proprio perché si teme la nascita di una coscienza critica, che metta in discussione un sistema economico e sociale da tempo non più sostenibile. E’ per questo che ogni evento organizzato in questo cinema è stato totalmente gratuito, proprio perché crediamo fortemente che la cultura non sia appannaggio di chi se lo può permettere, ma deve essere anzi un diritto di tutti, accessibile a tutti.
C’è la necessità, dunque, di creare nuove occasioni in cui far emergere la complessità e le contraddizioni di questa società, riprendendosi i luoghi di cultura, i nostri luoghi di cultura, scendendo per le strade, nelle piazze, riappropriandosene.
Esiste sicuramente una linea di continuità tra la volontà di chi vuole marginalizzare e criminalizzare quella che è l’espressione di una cultura critica, lontana da logiche di profitto, e le continue minacce ricevute durante l’occupazione di questo cinema. Così come le manganellate ricevute al S. Carlo e al Museo non ci hanno fatto indietreggiare, non ci fermeranno le solite vecchie pratiche intimidatorie di chi ha paura di questa nuova coscienza e della prassi che da essa deriva.
Dal punto di vista più politico, l’occupazione deve necessariamente essere considerata in seguito a due importanti passi per il movimento a Napoli: l’occupazione della Facoltà di Lettere e Filosofia della Federico II, e la forza espressa a Roma da una popolazione ormai stremata dalla crisi e dal controllo repressivo. Ciò che è successo a Roma ci ha necessariamente messi di fronte al fatto che non esiste lotta a sé stante, non un percorso isolato, non contestualizzabile in un ragionamento di più ampio respiro: una mobilitazione studentesca si è trasformata, almeno per un giorno, in una rivolta generalizzata che ha coinvolto tutti gli strati della società che più sentono il peso della crisi sulle spalle.
Abbiamo tentato di rompere le barriere fra le lotte uscendo dall’occupazione di un palazzo universitario che più non riusciva a contenere l’eterogeneità delle realtà in agitazione, cercando e trovando un altro luogo fisico in cui riversare tutte le idee, tutti i ragionamenti, tutta la determinazione espressa negli ultimi mesi.
Al di là della mobilitazione studentesca, il 2010 è stato sicuramente caratterizzato da lotte determinatissime: la popolazione di Terzigno ha dimostrato che ribellarsi è giusto, oltre che possibile; è stata proprio la determinazione di questa gente che ci dà il senso di una coscienza politica che lentamente, ma con forza, si diffonde nel Paese: l’attacco ai lavoratori che si è avuto a Pomigliano, Mirafiori, in tutti quei luoghi in cui il precariato fa da padrone, l’attacco alla sanità pubblica, al mondo dell’istruzione e della cultura, l’introduzione del reato di clandestinità, evidenziano la volontà di chiudere la partita con tutte quelle rivendicazioni che storicamente hanno caratterizzato i percorsi di emancipazione dei popoli in Europa.
E’ per questo che l’esperienza dell’Astra occupato vuole porre l’accento sulla necessità di una chiamata generalizzata in vista di uno sciopero generale che sia realmente il risultato di un’analisi e di una prassi condivisa in questi mesi, un momento chiave in cui poter scendere in piazza uniti e determinati per riprendersi il proprio diritto al lavoro, alla casa, allo studio, alla vita. Vuole essere dunque un invito agli operai, ai disoccupati, ai precari, agli artisti, agli immigrati, a tutti i comitati e le comunità in lotta,e non ultimi gli studenti a dimostrare nuovamente, come a Roma, che non lottiamo da soli.
Nonostante quest’occupazione sia stata per lo più partecipata da studenti, sembra quasi una contraddizione il fatto che non si sia parlato della riforma universitaria, del passaggio alla Camera e al Senato del DDL 1905; in realtà è la chiara dimostrazione del fatto che non è più il momento di analizzare una singola riforma, ma è il momento di mettere in pratica quello che è un altro modo di pensare il mondo della cultura, l’Università, la scuola, e in questo l’occupazione dell’Astra è riuscita.
Il percorso avviato ha dato questo senso di unità alla lotta: tutti per venti giorni hanno avuto la possibilità di incontrarsi e confrontarsi; fatto il primo passo ora tocca dare avvio ad un nuovo anno di conquiste.
Chiediamo a chi ha reso possibile questa occupazione, tramite la partecipazione attiva alle varie iniziative messe in campo, di non fermarsi, di continuare partendo dalla pratica quotidiana a costruire una critica ed un’alternativa all’esistente.
“Una rana dal fondo del pozzo crede che il cielo non sia più grande della bocca del pozzo”
Ringraziamo: il Prof. Pier Andrea Amato, il Prof. Adalgiso Amendola, il Prof. Antonello Petrillo, il Prof Nicola Russo, i lavoratori del MADRE in mobilitazione, la Shabadà Orchestra, i lavoratori dell’Irpinia, la compagnia teatrale “Terzo occhio dell’Asia” (Sri Lanka), K-conjog, i Neaphonis, il Marcello Giannini trio e tutti coloro che hanno partecipato alle varie jam sessions, gli E’ Zezi Gruppo operaio di Pomigliano, i compagni del Collettivo Militant (Roma), i Sisma Inverso, Franny and Zoey, i Macardio, il Prof. Giuseppe Ferraro, il Movimento in difesa del territorio Area Vesuviana, Collettivo Operatori sociali, Marzouk e i compagni tunisini, Marco Messina, Luca Persico, Jovine. Ringraziamo non per ultimi tutti coloro che in questi giorni ci hanno sostenuto durante l’occupazione.

Categorie: Biblioteca, Documenti, Volantini

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