DA DUE ANNI A TESTA ALTA, DA DUE ANNI NELLE LOTTE

Con l’avvicinarsi dell’estate, e quindi con la chiusura delle facoltà, ci sembra doveroso approssimare una valutazione politica di un anno, colmo di lotte, che si appresta a concludersi, mai ad esaurirsi.
Dopo un periodo di ristrutturazione interna, di confronto riguardo alle prospettive future (conclusosi l’estate scorsa), si è manifestata l’esigenza di uscire dalle mura dei nostri spazi occupati, scendere per la strada per dare un respiro quanto più generalizzato possibile a quelle questioni che, in seguito, si sono dimostrate centrali per l’avanzamento politico delle lotte durante quest’anno.
Sicuramente il punto di partenza da cui sviluppare il nostro ragionamento è il ruolo che ha avuto il movimento studentesco nell’autunno scorso; movimento che ha avuto la capacità di fare, in alcuni casi, da apripista ad altre rivendicazioni politiche e sociali non prettamente studentesche e, in altri, da collante.
La lotta studentesca è riuscita, in parte, a superare prospettive “studentiste” nelle pratiche e negli obiettivi perseguiti; questa impostazione ha dato la possibilità di intervenire realmente nelle contraddizioni che affliggono la nostra città. Proprio la consapevolezza del far parte di una città come Napoli, ci ha spinti ad essere sempre parte integrante delle lotte sociali, coscienti di quale ruolo ricopre lo studente all’interno della società; non abbiamo mai abbandonato le rivendicazioni più prettamente studentesche (come il diritto allo studio, ad un’università pubblica, ad una cultura accessibile a tutti), ma ci è risultato di primaria importanza inserirle e metterle in dialettica con un’analisi più complessiva della realtà che ci circonda.
E’ per questo che durante i mesi di mobilitazione siamo sempre stati al fianco degli operatori sociali, dei precari del mondo della cultura e in generale del mondo del lavoro, proprio per uscire da quell’ottica “studentista” che fa nascere e morire le scintille di lotta all’interno dei luoghi universitari; è proprio da questo superamento, condiviso in varie parti d’Italia, che si è potuta mettere in campo una radicalità per le strade, nelle piazze che ha avuto come picco massimo il 14 dicembre a Roma.
Ai fini del nostro ragionamento il 14 dicembre rappresenta un passaggio imprescindibile per lo svilupparsi dei percorsi di lotta successivi: proprio come la rabbia dei lavoratori, dei precari, degli studenti si è trasformata a Roma in una giornata di radicalità, in cui si è messo in atto un attacco concreto al ruolo che le istituzioni del nostro paese svolgono, così a Napoli per 25 giorni, a cavallo delle vacanze natalizie, si è voluto mettere in campo la stessa radicalità e generalizzazione, nell’ottica di un’occupazione cittadina di un cinema, che rivendicasse le stesse pratiche, caratterizzandole quotidianamente con i contenuti che ci contraddistinguono.
Rientrando nelle nostre facoltà nel periodo di massimo riflusso delle lotte studentesche, la nostra linea politica ha mantenuto la volontà oltre che l’impostazione di muoversi in più ambiti, relazionandosi con gli altri soggetti in lotta.
Abbiamo partecipato attivamente alla costruzione dell’opposizione dei lavoratori della FIAT al referendum-ricatto imposto dal padrone di turno, Marchionne; attraverso iniziative di controinformazione e cortei abbiamo espresso una contrarietà determinata all’ennesima guerra “umanitaria”, che rientra strategicamente nell’obiettivo di ristrutturazione delle maggiori economie capitaliste internazionali, a seguito dell’ultima crisi.
Un discorso a parte, ma non di certo scollegato dal precedente, meritano le pratiche antifasciste quotidiane portate avanti qui e altrove. In un periodo di becera campagna elettorale, in cui si sono registrate varie aggressioni di stampo fascista (varie a Roma e Napoli, oltre a tre studenti accoltellati sotto la nostra facoltà), maggiore deve essere l’impegno a ribadire il carattere antifascista delle nostre lotte, e a rendere pubblici gli stretti contatti che questi neofascisti intessono con tutto il mondo istituzionale e da cui traggono finanziamenti e protezione.
E’ con questi percorsi alle spalle e con il lavoro politico di questi ultimi anni che arriviamo al 12 maggio. Abbiamo sentito la necessità di un corteo che non si limitasse a denunciare i fatti del venerdì nero di Napoli, ma che divenisse punto di incontro e di rilancio di tutti i percorsi di lotta: dai comitati per la difesa dell’acqua pubblica, contro il nucleare, ai comitati per la salute e l’ambiente in difesa dei territori, arrivando a centinaia di studenti medi ed universitari, lavoratori e precari.
Come ultima considerazione, di certo non per importanza, vogliamo evidenziare la centralità dell’avere uno spazio politico occuppato all’interno delle università, che non si riduca esclusivamente ad un posto in più dove poter studiare o dove semplicemente divertirsi, ma che sia catalizzatore di un’aggregazione volta alla partecipazione in prima persona ai percorsi pregressi e futuri.
Noi la nostra scelta l’abbiamo fatta, a voi la vostra.

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